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Quanto vale Internet in Italia?

L'impatto economico della rete in Italia

Grazie ad un post sul blog di Roberta Milano, apprendo dell'evento Happy Birthday Web e dell'intervento di Leorizio d'Aversa dal titolo: “La rete come driver per lo sviluppo in Italia e a Roma”.

L'intervento è incentrato sull'impatto economico di Internet nel nostro paese e presenta dei numeri chiari che dimostrano come la rete rappresenti un driver di crescita per l'Italia.

Questi dati provengono da un report che la società McKinsey ha preparato in occasione del G8 scorso per analizzare l'impatto della rete sull'economia dei paesi del G8, più Cina, Brasile, Corea del Sud, India, Svezia.

In sintesi il report mostra che Internet crea ricchezza e genera posti di lavoro, tuttavia l'Italia è il paese che meno sta sfruttando la ricchezza che la rete porta all'economia (Internet cresce 10 volte di più del Pil).

Dallo studio sugli utlimi 15 anni, emerge che Internet ha generato 320.000 posti di lavoro, all'incirca ogni due posti di lavoro perduti se ne creano 3, in Francia cinque.

Oggi Internet in Italia vale il 2% del Pil, dato reso noto anche durante lo scorso IAB Forum di Milano, ossia 36,1 miliardi di euro; nel 2015 potrebbe raddoppiare.

Il report conferma il dato che le PMI attive on line hanno più utili, esportano di più e creano più posti di lavoro.

Leorizio d'Aversa durante l'intervento parla di 5 principali barriere che frenano lo sviluppo di Internet nel nostro paese:

  1. insufficiente accesso alla banda larga
  2. scarsa propensione all'e-commerce, sia lato utente che azienda
  3. scarsa diffusione dei servizi on line della Pubblica Amministrazione
  4. mancanza di competenze digitali
  5. limiti nel quadro normativo

Vediamone uno per uno:

  • a marzo 2011, 4,3 milioni di persone (il 7,1% della popolazione italiana) risiedeva in zone non coperte dalla rete a banda larga. Solo 2,5 milioni di abitazioni hanno accesso alla rete in fibra ottica e la copertura è circoscritta ad aree urbane come Milano;
  • le PMI italiane non vendono on line, poche aziende lo usano per transazioni B2B. E gli utenti italiani non si fidano, sono diffidenti nei confronti delle procedure di vendita online e dei pagamenti elettronici;
  • sulla carta, dice d'Aversa, esistono tanti servizi on line offerti dalla Pubblica Amministrazione nei campi della sanità, dell’istruzione e della giustizia, ma di fatto pochi vi ricorrono, forse perchè non ne conoscono l'esistenza o perchè poco usabili ed efficienti;
  • occorre elaborare delle normative europee e nazionali che favoriscano l’innovazione e che contribuiscano, da un lato, alla tutela degli utenti finali, perchè abbiano un’esperienza digitale sempre migliore, dall'altro alla concorrenza, permettendo alle imprese attive nel digitale di competere;
  • mancano in Italia professionisti dotati di competenze digitali e di skills qualificate. La maggior parte delle università italiane non offre corsi di studio dedicati alla formazione di imprenditori digitali. Inoltre spesso i laureati italiani trovano opportunità di lavoro all’estero, soprattutto a causa delle differenti retribuzioni.

A chiusura del'intervento, Leorizio d'Aversa accenna anche a DAG (Digital Advisory Group), un gruppo composto da oltre 30 organizzazioni, aziende pubbliche e private (tra cui Google, Microsoft, Telecom, PayPal) e università, determinate a contribuire allo sviluppo dell’economia digitale del nostro paese. Il gruppo ha elaborato 12 idee per accelerare lo sviluppo di Internet in Italia e superare il digital divide.

Italia: Economia digitale in cifre

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Fonte immagine: Report DAG "Sviluppare l'economia digitale in Italia...

Lucia Picciaiola

Resp. Comunicazione BusinessFinder

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